BUON NATALE DAL PRESIDENTE UCEBI

Il Presidente
Raffaele Volpe
Alle Chiese
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Roma, Natale 2011
Care Chiese,
Buon Natale e Buon Anno! In occasione degli auguri ai pastori emeriti e alle
vedove, ho condiviso con loro una lettera di Donato Castelluccio, che è stato pastore
della chiesa di Bisaccia e che, nell’anno 1970, scriveva al Testimonio una lettera di
dissenso nei riguardi di un suo collega, il quale sosteneva che il Natale era una festa
pagana. Credo che le parole del pastore Castelluccio siano il migliore augurio di
Natale, oltre che un’efficace interpretazione di questa speciale festività. Ma ecco la
lettera:
Caro collega, i pastori della nostra zona, i braccianti ed i caprai sparsi nelle campagne remote
dell’Alta Irpinia, o quelli del latifondo delle Puglie, tornavano negli anni scorsi, stanchi ed avviliti,
dalle loro masserie, lasciando l’ovile, brulicante di greggi del “padrone”, con l’ansia nel cuore,
desiderosi di vedere le loro famiglie la vigilia di Natale, di recarsi in Chiesa, come alla loro
Betleem, con l’abito migliore ad ascoltare l’entusiastico messaggio della Parola di Colui che era
stato solidale... con loro nascendo in una grotta.
Il canto di “notte benigna, notte tranquilla” era un’apoteosi che gonfiava i cuori d’ineffabile
emozione e inumidiva gli occhi, asciugati con mani callose, saziati dalla Grazia di Dio.
Le vecchie madri di questi diseredati, tornavano alle loro case portando per mano i nipotini che
avevano in saccoccia i modesti doni ricevuti dopo la festa dello scintillante Albero di Natale e nel
cuore il racconto del Dio d’amore nato in una mangiatoia. Quindi festa aderente al loro cuore, caro
collega, ed alla loro condizione: la vigilia intorno al ceppo scoppiettante, nelle fredde serate
invernali di dicembre, a fianco dell’asinello o del mulo... che frangea la biada nella unica stamberga
per uomini e bestie.
Le cose purtroppo non sono molto cambiate, malgrado il cosiddetto progresso succeduto alla
seconda guerra mondiale, per cui saggiai le patrie galere il 1943 per abbattere il fascismo nella
speranza di un avvenire migliore.
Le Chiese del Sud si svuotano paurosamente per le emigrazioni di massa e l’azione corrosiva del
Cimitero, che ha divorato i gloriosi veterani dell’evangelo irpino. I loro figli hanno trovato altre
stalle... nel Centro Europa o lavoro nel Canada o sparsi nelle città della penisola; e le loro pene,
lontani dalle loro famiglie e dalla loro terra, non sono meno gravi e sentite.
Quei pochi che tornano, saltuariamente, hanno lo stesso pianto accorato, al canto del “sotto
splendido stellato...” che ricorda la loro infanzia ed apre il cuore al “Ritorno” del Liberatore “sulle
nuvole del cielo, con grande potenza e gloria”.

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