PATTO FRATERNO

 

Noi, sorelle e fratelli in Cristo, chiamati ad essere parte della chiesa che si raduna in Roma, via del Teatro Valle, 27, solennemente, davanti a Dio stringiamo questo patto.

Esso è fondato sull'amore in cui Dio ci ha ammaestrati, che vincola i credenti a Cristo e tra loro. Solo nell'amore questo patto può essere compreso e rispettato. Esso scaturisce dall'Evangelo ed in nessun modo può essere interpretato come una legge.

Essendo la nostra volontà libera da ogni costrizione umana, e la nostra coscienza individuale coinvolta in questo progetto fraterno di cristiana solidarietà e comunione, noi con spirito di lealtà reciproca ci impegniamo:

 

1 ad accogliere la confessione di fede redatta dalla XXXI Assemblea Generale dell'UCEBI. Noi non intendiamo la confessione di fede come normativa. L'unica Parola normativa è quella creatrice di Dio, incarnata in Gesù Cristo e che per opera dello Spirito Santo ancora ci confronta e consola nella Bibbia. Essendo quella professata dai battisti una fede vivente, radicata nel Dio vivente, noi concordiamo che essa debba essere sempre di nuovo interpretata e messa in relazione ai bisogni di ogni generazione. La nostra confessione di fede pertanto non vuole essere compresa come una completa, infallibile, eterna formulazione della nostra fede. Pur tuttavia, costituendo essa il consenso di opinioni di un corpo battista, non togliendo il diritto ad altri di formulare una propria confessione di fede, essendo la nostra coscienza libera davanti alla sua autorevolezza, riconoscendola consona alla nostra comprensione attuale dell’insegnamento biblico; noi ci riconosciamo in quella formulazione della nostra fede. Che il Signore ci conceda la sapienza che procede dal timore dell'Eterno.

 

2 a tenere in alta stima tutti i principi tradizionali delle chiese battiste. Primo fra tutti quello della libertà di coscienza. Ogni uomo e ogni donna sono nati nella libertà di essere creature ad immagine e somiglianza di Dio, i credenti sono chiamati alla libertà dell'Evangelo. La coscienza individuale è sottoposta a Dio solo. Questo principio si concretizza:

·      nel battesimo d'acqua impartito ai credenti,

·      nella responsabilità individuale dei credenti nella chiesa,

·      nell’autonomia della chiesa locale,

·      nella organizzazione della chiesa in senso democratico ed antigerarchico,

·      nella libertà di religione e di pensiero,

·      nella separazione tra Chiesa e Stato,

·      nella richiesta di una vita di fede rinnovata,

·      nell'orizzonte universale della comprensione della chiesa.

Noi teniamo in alta stima tutti quei principi tradizionali, ispirati alla libertà dell'Evangelo, che i nostri padri e madri battisti ci hanno trasmesso nei secoli: il principio della separazione tra Chiesa e Stato. Il principio del sacerdozio universale di tutti i credenti, che ci richiama alla nostra responsabilità personale verso la missione della chiesa, i suoi ministeri e nell’amministrazione dei doni che lo Spirito Santo ha elargito alla nostra chiesa. Il principio che è solo il Signore che regge e governa la chiesa, senza delegare questo compito a nessuno. Queste tradizioni non sono statiche affermazioni che intralciano la nostra profonda libertà. Preghiamo il Signore perché vegli sulla nostra libertà.

3 a contribuire, con spirito di consacrazione, al sostentamento della chiesa. Questo sostentamento avviene per mezzo del dono delle decime e delle primizie, del dono del proprio tempo per i ministeri della chiesa, della preghiera al Signore. Sotto questo profilo ci impegniamo a sostenere, con la preghiera e con i mezzi che il Signore ci concede, l'opera delle chiese consorelle tramite l'UCEBI. Confidiamo che il Signore provvederà ai suoi figlioli prima che essi stessi glielo chiedano.

 

4 a dare segni evidenti della conversione. La chiesa di Gesù Cristo non è una setta separata dal mondo, ma vive in mezzo ad esso. Pur tuttavia la chiesa appartiene a Dio solo. Queste due realtà ci indicano che pur nella solidarietà, il credente comunque non si conforma al mondo. Rifiutando tanto la bigotteria quanto la secolarizzazione, la fede crediamo vada vissuta in sobrietà di vita. Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me.

 

5 a sovrabbondare nell'amore fraterno. E' il Signore Gesù Cristo che ci ha insegnato l'amore reciproco amandoci come fratelli e sorelle. Tutto ciò che il Signore ci ha insegnato: con l’amore, con il perdono, con la comprensione, non giudicandoci, con l'aiuto, con la consolazione, infondendoci speranza e conforto, con la sua fedeltà, con il servizio e con la sua guida, noi ora siamo pronti a donarlo ai nostri fratelli e sorelle nella fede. Ognuno di noi è pronto nel momento del bisogno anche a riprendere amorevolmente, senza spirito di giudizio, il fratello o la sorella che sbaglia. Prima a tu per tu, poi con altri fratelli e sorelle. Siamo pronti anche a ravvederci qualora un fratello od una sorella ci riprendessero fraternamente. Le dispute tra la fratellanza saranno ascoltate da altri fratelli e sorelle senza creare occasioni di scandalo.

 

6 ad essere dei testimoni dell'Evangelo nel luogo e nel tempo in cui Dio amorevolmente ci ha posti per la nostra vocazione. Innanzitutto nella proclamazione al mondo dell'Evangelo di Cristo, in secondo luogo nel servizio reso per l'unità del corpo di Cristo, ed in terzo luogo nella solidarietà verso la società nella quale viviamo e di cui siamo stati chiamati ad essere sale, lievito e faro. Consapevoli che non potremo sottrarci, per la nostra natura umana, a compromessi e contraddizioni, tutto faremo nella speranza della venuta di nuovi cieli e nuova terra.

 

7 a frequentare le riunioni della chiesa. E' Dio stesso che ci chiama a rendergli il culto che gli è dovuto. Ci impegniamo anche a conoscere e meditare la parola di Dio comunitariamente, arricchendoci dello scambio dei doni che lo Spirito ha elargito a ciascuno; ad incontrare i fratelli e le sorelle nella gioia dell'agape, ed in tutte le occasioni di scambio della fraternità cristiana. Ci impegniamo anche a rispettarne i riti che essa celebra pur essendo sempre aperti al nuovo dell'Evangelo.

 

8 a sostenere la vita comunitaria con il nostro impegno e lavoro. Specialmente partecipando alle assemblee di chiesa e quindi al processo democratico di formazione della volontà e delle decisioni comuni; e a rispettarne gli orientamenti e le decisioni. Ma anche rendendoci disponibili, con spirito di servizio e consacrazione, a ricoprire incarichi nella chiesa con impegno, dedizione, lealtà e perseveranza. Ci impegniamo inoltre a stimare, rispettare, aiutare e pregare per quanti sono stati eletti o nominati agli incarichi della chiesa, anche valorizzando il loro lavoro.

Stipuliamo questo patto confidando non in noi stessi, ma solo in Cristo Gesù. A lui solo sia la gloria in eterno, AMEN.

 

   IN RILIEVO

PASTORE

SIMONE CACCAMO

UFFICIO SEGRETERIA

DANIELA UNCINI

 

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