IL PRIMO PASTORE

Il nostro cammino come Ucebi comincia nel 1956 con Manfredi Ronchi. Manfredi Ronchi è stato battezzato a Teatro Valle il 12 dicembre 1920, a 21 anni. Assunse incarico di monitore della Scuola Domenicale e fu il primo studente battista a conseguire il diploma presso la facoltà Valdese di Teologia.

Il ruolo di Manfredi Ronchi nel Battismo italiano emerge durante il fascismo. Fu allora che Manfredi Ronchi, pastore a Roma della chiesa in Via del Teatro Valle, prese in mano le redini dell'Opera battista, nata come missione estera, trasformandola col tempo e con determinazione in una vera e propria Unione di chiese italiane (UCEBI 1956) di cui fu il primo Presidente.  

 

 

SALVADANAIO DELLA MEMORIA

Mettiamo nel nostro salvadanaio della memoria storica, uno scritto del Pastore Manfredi Ronchi, Presidente Ucebi dal 1957 al 1967 in cui si pone l'accento sul significato di Unione Battista. tratto da Messaggero Evangelico-Il Testimonio nov. 1965


Che cos'è l'Unione Battista?

Per ragioni storiche, l'accentuazione del congregazionalismo portò non solo alla separazione ed indipendenza dallo Stato, ma anche alla separazione ed indipendenza delle chiese le una dalle altre. L'accentuazione dell'autonomia di ogni chiesa come libertà propria e indipendenza dalle altre, nata e giustificata dal timore che si ripetesse l'egemonia o predominio di una chiesa sulle altre, ha fatto trascurare alcuni caratteri essenziali dell'autonomia stessa ha portato ad una concezione congregazionista troppo esclusiva. L'autonomia, che comporta senza dubbio la libertà reggersi secondo norme e senza interferenze estranee, è monca se non porta alla consapevolezza che tutta la realtà cristiana non si esaurisce in una sola chiesa. Essa deve portare al riconoscimento che la realtà cristiana è più vasta e che comprende una pluralità di chiese singole o locali, tutte egualmente autonome ma tutte consapevoli dell'esistenza di altre dello stesso tipo e della medesima dignità. {...} Il problema centrale è come vivere con gli altri da uguali, senza perdere la libertà propria e senza minacciare quella altrui.  Ciò non può avvenire senza reciproca intesa e reciproca concessione. Una delle caratteristiche della personalità, individuale o collettiva che sia, sta nella possibilità di impegnarsi con altri. {...} Essere "collaboratori Di Dio" non significa soltanto che noi lavoriamo tutti alla dipendenza e sotto la direzione di Dio, ma anche che noi lavoriamo gli uni con gli altri in armonia con questa dipendenza comune. Proprio per il rispetto dell'autonomia delle chiese è necessario riconoscere loro la facoltà, il diritto ed il dovere di collaborare (le une con le altre) proprio come chiese, cioè come libere, indipendenti ed autonome comunità cristiane. {...}Bisogna notare che, secondo la concezione cristiana, la libertà come indipendenza reciproca non è il valore più alto. Valore unico è il servire. Gesù è venuto servendo: "Io sono in mezzo a voi come colui che serve" (Luca 22/27); l'apostolo Paolo poteva scrivere: "Mi sono fatto servo a tutti" (I Cor. 9/9) e che in Cristo non vi è né servo né libero (Galati 3/28; Coloss. 3/11). E che significa questo? Significa che in Cristo non sociali di predominio e di dipendenza e che il servire gli uni gli altri non implica la perdita della propria libertà in Cristo. "Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo a tutti" (1 Cor. 1/19). Ecco la linea da seguirsi anche dalle chiese. {...} La chiesa vive sotto il segno dell'incarnazione, cioè della debolezza, dell'umiliazione e della povertà per cui è necessario lo sforzo comune e solidale di tutte per affrontare le esigenze della sua presenza e azione nel mondo...

 

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